Schengen a un bivio: la Commissione Ue chiede a Italia e altri 8 Paesi di revocare i controlli alle frontiere

Schengen è stato sospeso nell’ottobre 2023 dopo l’attentato compiuto da Hamas. Il provvedimento, in scadenza il 18 giugno, è stato poi sempre prorogato. La Lega. «Decidiamo noi come, quando, per quanto e chi controllare ai nostri confini per proteggere gli italiani, non Bruxelles»

Christian Rigo

La Commissione Ue invita tutti i Paese membri a «eliminare gradualmente i controlli alle frontiere interne». Basta eccezioni quindi e un appello esplicito a rispettare i principi stabiliti con Schengen. Un richiamo che non piace alla Lega del vicepremier Matteo Salvini. «Decidiamo noi come, quando, per quanto e chi controllare ai nostri confini per proteggere gli italiani, non Bruxelles», ha fatto sapere il partito, lasciando intravvedere nuove tensioni Italia-Ue.

Il trattato

L’idea all’epoca era quella di favorire il libero scambio e la circolazione in un’area che comprende 29 Paesi europei abolendo le frontiere interne e rafforzando la sicurezza sui confini esterni. Per più di 30 anni il trattato di Schengen, entrato in vigore nel 1995 (anche se in Italia l’intesa è diventata pienamente operativa soltanto nel 1997) ha consentito ai cittadini europei di spostarsi da un Paese all’altro senza soste obbligatorie al confine, ma dal 21 ottobre del 2023 lo scenario è cambiato e sono stati reintrodotti i controlli ai valichi con la Slovenia. La retromarcia era stata motivata dal rischio di possibili infiltrazioni terroristiche lungo la rotta balcanica, all’indomani dell’attentato di Hamas del 7 ottobre 2023.

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Le proroghe

Inizialmente il provvedimento aveva una durata di soli dieci giorni, ma da quella volta è stato sempre rinnovato di volta in volta con proroghe via via di durata più lunga fino al massimo consentito dalla legge che è di 6 mesi. L’ultima aveva spostato il termine dei controlli fino al 18 giugno di quest’anno. La motivazione del Viminale e pubblicata sul sito della Commissione Ue riguarda il «continuo rischio di infiltrazioni terroristiche nei flussi migratori nella Rotta balcanica, le crisi in Medio Oriente e in Ucraina, l’alta presenza di reti di trafficanti di esseri umani e l’innalzamento del livello di allerta associato a Giubileo, Olimpiadi e Paralimpiadi invernali».

Il bilancio

In occasione del vertice dei ministri degli Interni dei Paesi del gruppo Med 9 (Croazia, Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Grecia, Cipro, Malta e Slovenia) che si è concluso a Rovigno lo scorso 19 maggio, il ministro Matteo Piantedosi aveva fatto il punto proprio sulla rotta balcanica annunciando un ulteriore slittamento del termine: «Sono 648 le persone arrestate da quando sono stati ripristinati i controlli al confine tra Italia e Slovenia: tra queste, 277 per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. A ciò si aggiungono quasi 1,5 milioni di persone identificate, 700.000 veicoli controllati e 11.000 stranieri irregolari rintracciati. Numeri che danno la misura dell’impegno delle Forze dell’ordine per garantire la sicurezza alle nostre frontiere e che testimoniano l’efficacia delle misure volute da questo Governo per contrastare l’immigrazione irregolare. Intendiamo proseguire lungo questa strada, prorogando i controlli che, come fatto finora - aveva rimarcato -, non avranno ricadute sulla circolazione transfrontaliera e sul traffico di merci».

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Lungo il confine fra Italia e Slovenia, quei valichi secondari che restano un colabrodo
A sinistra uno scooter attraversa l’ex valico di Plavje senza problemi; a destra auto in transito a Monrupino Fotoservizio Lasorte

La Commissione Ue

Il diritto dell’Ue consente la reintroduzione temporanea dei controlli alle frontiere interne a determinate condizioni, ma impone alla Commissione di esprimere un parere quando i controlli si protraggono per più di 12 mesi. Proprio come nel caso dei confini italo-sloveni. L’esecutivo Ue ha quindi pubblicato i suoi pareri sulla reintroduzione temporanea dei controlli alle frontiere interne da parte di Austria, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Slovenia e Svezia.

«I pareri pubblicati valutano la necessità e la proporzionalità dei controlli alle frontiere interne notificati, nonché le misure alternative e attenuanti adottate dagli Stati membri per limitare le conseguenze negative sulla circolazione transfrontaliera. La Commissione rimane impegnata a difendere i principi della libera circolazione e della sicurezza in tutto lo spazio Schengen. I pareri pubblicati contengono raccomandazioni volte a consentire agli Stati membri di adoperarsi per la graduale eliminazione e la progressiva revoca dei controlli alle frontiere interne», spiega la Commissione osservando che «l’imminente entrata in vigore del Patto su migrazione e asilo rafforzerà in modo significativo le condizioni strutturali necessarie per l’abolizione graduale dei controlli alle frontiere interne».

 

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